SUDDITIDIGITALITutti i fascicoli
Fascicolo di Alcibiade, il sedotto, con uno specchio antico che riflette uno smartphone, disegnati a matita

I personaggi

Alcibiade

Il sedotto

«Non posso negare che dovrei fare ciò che Socrate mi dice.
Ma appena mi allontano da lui,
mi lascio vincere dagli onori della folla.
Per questo fuggo da lui;
e quando lo rivedo, mi vergogno.»

Platone, Simposio, 216b–c
Parla Alcibiade — traduzione libera dal greco

Dai classici al presente

Alcibiade ascolta Socrate e gli dà ragione. Poi torna fra gli altri, e il desiderio di essere ammirato prende il sopravvento. Capire non basta a cambiare ciò che si desidera.

In Sudditi digitali è il sedotto. Brillante, consapevole dei rischi, affascinato dalle possibilità che le piattaforme gli offrono.

Conoscere i meccanismi che catturano l’attenzione non toglie il piacere di ricevere una risposta, trovare un pubblico, sentirsi riconosciuti. E quei servizi offrono anche occasioni reali di relazione e di lavoro.

Ma sapere di essere influenzati basta a rendere libera una scelta?

Negli undici dialoghi di ispirazione platonica del libro, Alcibiade porta questa contraddizione nel confronto sulla sovranità cognitiva. Comprendere i rischi è un inizio; poter scegliere richiede anche garanzie e alternative praticabili.

«Lo so che le piattaforme mi usano.
Le uso lo stesso.
Non per ingenuità: per scelta.

Conosco i rischi
e mi lascio affascinare comunque.

Il desiderio non si governa.
Almeno lo riconosco.»