SUDDITIDIGITALI

Prima di cominciare

Il potere senza palazzo

Di diritti acquisiti e di nuovi sudditi

Le idee

Il problema è il digitale senza diritti

Il problema non è il digitale, che resta potenzialmente una delle più grandi forze di democratizzazione della storia, ma il digitale senza diritti: un digitale privo di garanzie fondamentali, in cui l’innovazione corre più veloce dell’evoluzione delle garanzie democratiche, non è un avanzamento della civiltà ma una regressione nei diritti acquisiti in secoli di storia.

Un potere invisibile trasforma i cittadini in sudditi

Dopo sette secoli spesi a rendere il potere visibile, identificabile e contestabile, il digitale sta spostando una parte crescente del potere verso soggetti privati non eletti e non revocabili che gestiscono le condizioni cognitive della vita pubblica: un potere senza palazzo, pressoché invisibile, sotto il quale chi è formalmente cittadino rischia di tornare sostanzialmente suddito.

La sovranità digitale è anzitutto sovranità cognitiva

Rivendicare oggi la sovranità digitale significa rivendicare prima di tutto la sovranità cognitiva, cioè la capacità di comprendere, governare e contestare le logiche con cui i sistemi trasformano i dati in decisioni: si può esercitare sovranità soltanto su ciò di cui si comprendono le logiche di funzionamento, e poter contestare un esito non equivale a partecipare alla definizione del criterio che lo produce.

Punti da tenere a mente

  • Il tema non è se il potere si eserciti attraverso un esercito, una burocrazia o un algoritmo, ma chi lo esercita, secondo quali regole, con quali forme di controllo e con quali possibilità di contestazione democratica.
  • Finché non si sa descrivere la natura, l’estensione e i limiti di un potere, si tende a subirlo come se fosse una condizione naturale: limitarlo richiede prima di definirlo, come è accaduto con il potere dei re.
  • Quando si smette di comprendere i criteri con cui vengono costruite le decisioni che ci riguardano, si possono conservare diritti, procedure, garanzie e persino elezioni, ma una parte del potere si è già spostata altrove: non è una questione tecnica, riguarda i diritti, la libertà e il tipo di società che si vuole essere.

I concetti

Passaggi dal libro

Possiamo contestare l’esito. Molto più difficilmente possiamo riscrivere il criterio che lo ha prodotto.

Sudditi digitali, «Il potere senza palazzo», sezione «Ciò che abbiamo conquistato e ciò che rischiamo di perdere»

è la capacità di comprendere, governare e, quando necessario, contestare le logiche attraverso le quali i sistemi digitali trasformano i dati in rappresentazioni, raccomandazioni e decisioni.

Sudditi digitali, «Il potere senza palazzo», sezione «Ciò che abbiamo conquistato e ciò che rischiamo di perdere»

Il problema non è il digitale. Il problema è il digitale senza diritti.

Sudditi digitali, «Il potere senza palazzo», sezione «Ciò che abbiamo conquistato e ciò che rischiamo di perdere»

Formalmente sono cittadini. Sostanzialmente rischiano di tornare sudditi.

Sudditi digitali, «Il potere senza palazzo», sezione «Ciò che abbiamo conquistato e ciò che rischiamo di perdere»

La tesi è che un digitale privo di garanzie fondamentali produce una regressione nei diritti acquisiti in secoli di storia.

Sudditi digitali, «Il potere senza palazzo», sezione «Come è fatto questo libro»

Domande aperte

Quali condizioni permettono al cittadino di restare sovrano quando i sistemi digitali contribuiscono in maniera sostanziale a formare ciò che conosce della realtà, il giudizio che esprime sui fatti e le decisioni che lo riguardano?

Che cosa significa «la sovranità appartiene al popolo» in un’epoca in cui le condizioni cognitive del suo esercizio – il modo in cui le persone accedono alle informazioni, si formano opinioni e prendono decisioni – sono gestite da soggetti privati che non rispondono ad alcun mandato democratico?