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Spazio mentale privato
Ogni persona ha diritto a uno spazio mentale privato, nel quale cercare, riflettere e formarsi un giudizio senza essere sistematicamente tracciata e profilata. Ha diritto al controllo dei propri dati personali e a sapere quando è osservata, da chi e con quale finalità. La sorveglianza non può diventare la condizione implicita di ogni attività digitale.
Nasce dal dialogo:
«La stanza trasparente» →Perché:
- Quando lo spazio privato si restringe fino a coincidere con quello pubblico, non resta alcun luogo in cui il pensiero possa formarsi senza essere già in partenza performativo.
- L’argomento «chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere» riduce la libertà alla sola assenza di illegalità: il diritto a custodire la sfera privata non dipende dall’avere qualcosa da nascondere.
- Accettando la sorveglianza digitale non si cedono soltanto dati ma qualcosa di più intimo, la possibilità di avere una vita non osservata; per questo il problema non si esaurisce nella trasparenza dei contratti.