Dai classici al presente
L’Ipazia di Leconte de Lisle si prepara a incontrare chi la aspetta sotto il portico. Porta con sé ciò che sa e la responsabilità di condividerlo. Conta di tornare a casa prima di sera.
In Sudditi digitali, Ipazia vede nella trasformazione digitale un cambiamento delle condizioni in cui pensiamo, costruiamo la nostra identità e formuliamo giudizi.
«Cerco di guardare più lontano.»
Mentre si discutono i vantaggi di un servizio o l’efficienza di un sistema, Ipazia domanda che cosa accada alle persone che li usano: quali possibilità acquistino, quali dipendenze sviluppino, quanto spazio conservino per un pensiero proprio.
Come accorgersi di ciò che stiamo cedendo, quando tutto sembra soltanto diventare più semplice?
Negli undici dialoghi di ispirazione platonica del libro, Ipazia porta questa domanda nel confronto con chi costruisce, governa e abita i sistemi digitali. La sovranità cognitiva prende forma anche qui: nella possibilità di comprendere il cambiamento e far pesare quella comprensione nelle decisioni.
«Cerco di guardare più lontano.
Per me non è solo tecnologia o diritto: cambiano le condizioni in cui gli esseri umani formano pensiero, identità e giudizio.
Quello che imparo,
cerco di renderlo comprensibile.»
