Monopolio del cielo
Condizione in cui lo spazio nel quale si forma il pensiero collettivo di una democrazia è controllato da pochi soggetti privati, non eletti, sui quali il controllo delle istituzioni fatica a essere tempestivo.
Il monopolio del cielo non è un’immagine retorica, ma la descrizione di una condizione reale: il luogo in cui un popolo si forma le proprie idee, che per secoli è stato di tutti perché nessuno era in grado di prenderselo, ha oggi un proprietario. Nasce da una concentrazione avvenuta sotto gli occhi di tutti, per cui un piccolo numero di operatori privati controlla l’accesso quotidiano alle informazioni che raggiungono, in forma personalizzata, la maggior parte della popolazione adulta di decine di Paesi. Chi possiede il canale non si limita a vendere spazi: scrive le regole con cui il canale funziona, può cambiarle quando vuole e decide ogni giorno, anche senza vendere nulla a nessuno, quali voci arrivano lontano e quali restano in ombra. Non conosce con esattezza l’effetto di ogni sua scelta, ma è nella posizione migliore per misurarlo e per intervenire prima che chiunque altro lo comprenda. Conta perché sposta una parte del potere politico fuori dalle aule, in un posto in cui si entra solo chiedendo il permesso, gestito da chi non è stato eletto secondo regole che nessuna istituzione democratica ha scritto. Per questo chi possiede la montagna non può essere l’unico a sorvegliarla.
Detto anche
chi decide quali voci arrivano lontano · controllo privato dello spazio cognitivo collettivo · il cielo sopra una democrazia
Dove nasce
Cosa ne dice il libro
- L’uso degli strumenti di una piattaforma per una campagna mirata contro un avversario politico è grave, ma è una questione di regole elettorali affrontabile con norme più severe; il problema vero è a monte, nel fatto che il gestore della piattaforma è proprietario del canale attraverso cui milioni di persone si informano, e che quel canale obbedisce a regole scritte da lui, modificabili a suo piacimento, su cui nessuna istituzione democratica ha realmente voce in capitolo.Sudditi digitali, «Il monopolio del cielo»; ripreso in radio e tv: «Telegram e l’arresto di Durov. Social Network, legalità e sicurezza. Stefano Epifani a Casa Italia Rai. 23 settembre 2024» (Rai Italia – Casa Italia, 24 settembre 2024)
- Il luogo in cui un popolo si forma le proprie idee è sempre stato una cosa comune a tutti, come il cielo, non perché una legge lo proteggesse ma perché nessuno era in grado di appropriarsene: per questo il diritto si trova disarmato ora che qualcuno ci è arrivato.Sudditi digitali, «Il monopolio del cielo»
- È vero che anche prima delle piattaforme pochi direttori di giornale decidevano quali voci meritassero visibilità, ma erano in concorrenza tra loro, rispondevano a editori, lettori e ordini professionali, potevano essere portati in tribunale e la loro prima pagina era visibile a tutti; sulle piattaforme ogni cittadino ha una prima pagina composta apposta per lui, che nessun altro vede.Sudditi digitali, «Il monopolio del cielo»